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Perché fare scarpe per bambini è la cosa più impegnativa (e bella) che esista: la visione di Eva

Fare scarpe per bambini reali, con vite reali, non è un lavoro qualsiasi. È un mix raro — e meraviglioso — di responsabilità, intuizione, scienza e pazienza. E per Eva Martín-Caro, Direttrice Generale di Pablosky, è anche uno stile di vita.
Non è un caso: è cresciuta letteralmente tra le scarpe.

Da piccola accompagnava suo padre in viaggi per l'Europa, soprattutto in Italia, alla ricerca di nuove forme, materiali e modi di intendere le calzature per bambini. Quei percorsi, tra fabbriche e caffè, accesero due cose: la curiosità e un rapporto molto precoce con il prodotto. Un rapporto che oggi, più che affettivo, è strategico.

Dal 2012 dirige Pablosky e ha un obiettivo chiaro:
creare prodotti che liberino i bambini e alleggino i genitori.

Prendersi cura dell'infanzia è il più grande atto di responsabilità che esista

Fare scarpe per bambini non significa "farle più piccole".
Significa capire come corrono, come frenano, come saltano, come si sdraiano per terra senza motivo apparente. Significa rispettare il modo in cui imparano il mondo: scalzi, liberi, senza filtri.

Per questo Eva lo dice senza mezzi termini: "non c'è nulla di più esigente — né di più nobile — che fabbricare prodotti per l'infanzia". Una scarpa da bambino deve sopravvivere al turbine di energia di una giornata qualsiasi… e, allo stesso tempo, dare tranquillità ai genitori.
Che non sfregino. Che non stringano. Che accompagnino. Che durino.
Che non complicino la vita, ma che la facilitino.

Fare un reset senza perdere l'essenza

Eva guida una fase profonda di cambiamento. Un reset del DNA dell'azienda che va ben oltre una nuova immagine. È culturale. È emotivo. È pratico.

"Vogliamo smettere di essere solo un marchio noto per diventare un marchio utile, che accompagna la vita reale delle famiglie", spiega. E non lo misura in metriche, ma in gesti quotidiani:
la corsa a scuola, il pomeriggio al parco, il compleanno improvvisato, il "mamma, guarda questo".

Essere un'azienda familiare aggiunge una sfumatura interessante: ti obbliga a essere al tempo stesso custode e ribelle. A onorare una storia lunga… ma anche a sfidarla per mantenerla viva.

Ciò che sostiene davvero un marchio fatto per i bambini

Durante questa trasformazione, Eva ha scoperto qualcosa di fondamentale: le cose che contano non accadono in fretta. "Crescere un figlio, costruire un marchio… si cuociono a fuoco lento", afferma.
E rivendica il valore dell'ascolto, del lavoro di squadra, del appoggiarsi agli esperti e del valorizzare il talento.

In un mondo che vive a tutta velocità, Pablosky sceglie la strada opposta: costanza, criterio, responsabilità e prodotti pensati davvero per le famiglie.

La visione verso il futuro

Quando pensa al futuro del marchio, Eva è chiara: vuole che Pablosky sia quel marchio che i genitori raccomandano senza esitare, perché è fatto da madri e padri per bambini che non stanno mai fermi. Quel marchio che non vive del discorso, ma del prodotto. Che unisce creatività, scopo e utilità. Che non cerca di sembrare ciò che non è: un marchio per bambini inarrestabili e genitori reali.

'Intervista pubblicata sulla rivista ES+ (Foro de Marcas Renombradas Españolas), terza edizione 2025/2026.'

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